<p><a href="https://sesolofosselei.com/wp-content/uploads/2015/04/depression-388872_1280.jpg"><img class=" alignright wp-image-609 " src="https://sesolofosselei.com/wp-content/uploads/2015/04/depression-388872_1280.jpg" alt="" width="413" height="410" /></a>Ero laureato da un anno, mi trovai come sostituto di una Guardia psichiatrica del mio Ospedale.<br />
Era una domenica di Ottobre uggiosa e triste, ma nulla era confronto a quanto stavo per vivere in quelle stanze.</p>
<p>Muri umidi e macchiati, polvere ed escrementi umani sparsi, fumo, tanto fumo.<br />
Le urla di pazienti e infermieri,riempivano i corridoi, ma una cosa mi fece fermare il cuore.<br />
Era il pianto di un ragazzino, forse di dieci anni. Piangeva sdraiato in un letto di ferro numerato 4/B, gli occhi erano affogati tra le lacrime e il fumo dei suoi compagni di stanza , tutti vecchi in fase delirante. La camera era buia, entrando fui assalito da un odore indescrivibile, un misto di fumo,carta bruciata e sudore.</p>
<p>Ciao, perchè piangi? Posso Aiutarti ?Aumentò il pianto, si contorceva tra le lenzuola, gridando No,no,no.<br />
La mia angoscia fu distratta da una mano sulla spalla,- &#8220;lo lasci stare dottore, è appena arrivato e in piena crisi, venga le faccio vedere&#8221;. Bloccò il ragazzo e mi indicò le lesioni dell&#8217; elettrodo, -&#8220;vede questa volta hanno aumentato il dosaggio&#8221;. Il Ragazzo veniva dalla stanza dell&#8217;elettroshock, -&#8220;eppure la volta scorsa si era calmato, per questo l&#8217;ho chiamata..; Venga le faccio leggere la cartella&#8221;.</p>
<p>Mi sedetti in una guardiola buia e fredda,i muri trasudavano umidità, l&#8217;odore di muffa e feci era soffocante,al centro del tavolo un portacenere traboccava di mozziconi e cenere, ma la mia angoscia era per lui.</p>
<p>Il padre era morto di infarto, mentre la madre soffriva di disturbi compulsivi e ossessivi, la sorella era morta in un incidente stradale.<br />
Era solo nel suo dolore, nei suoi ricordi di una prima infanzia felice, il mondo ora lo stava inghiottendo.</p>
<p>Inorridito pensai:&#8221;E noi per aiutarlo gli diamo delle scariche elettriche ?&#8221;</p>
<p>Io non sono uno Psichiatra! Mi rifiutai di capire e comprendere la terapia adottata. Mi alzai e ritornai da lui.</p>
<p>Lo abbracciai, e lo accarezzai come si fa a un figlio. Gli parlavo di tutto cercavo di distrarlo, mentre le sue urla continuavano a rimbombarmi per la testa .Avevo la sensazione che la mano del diavolo mi stesse strappando lo stomaco.Oppure stavo facendo a pugni con Dio.</p>
<p>I suoi vicini di letto iniziarono a sgridarlo e a prenderlo in giro, urlandogli contro.<br />
Entrò una infermiera con una siringa carica di un Neurolettico. Mi opposi, no, sono io il medico, lo lasci stare! &#8220;Ma dottore è Pazzo ??&#8221; Può darsi, chi non lo è?</p>
<p>Dopo quattro ore riuscii a calmarlo, mi raccontò, piansi con lui, i suoi occhi non vedevano che bagliori, la sua mano non mi lasciava andare.</p>
<p>Si addormentò sfinito, gli restai accanto fino alla fine del turno.<br />
Mi tormentava l&#8217;idea di doverlo lasciare, come potevo, aveva bisogno di protezione.</p>
<p>Mi allontanarono, non vidi più Roberto.<br />
Questo è uno dei miei più grossi tormenti di vita.</p>
<p>Euferr</p>

