UNA BELLA MATTINA

L’aria era fresca, e il mio morale a terra. Poi come una cascata di acqua gelida sei arrivata tu, riempiendomi gli occhi di gioia.
Auguro a tutti quelli che stanno passando un brutto momento, di incontrare un angelo che li aiuti a risalire la china. Trasmettere l’amore a chi ne ha bisogno, aiutarli a riprendere stima di se stessi è essenziale. Esistono al mondo persone capaci di fare questo, ti ridonano la voglia di vivere.

Grazie treccia d’oro che mi hai teso la mano, te ne sarò grato per sempre.
Da tempo sono nella tempesta perfetta che mi è stata cucita sulla pelle. Ora pero’ ho una forza al mio fianco, che mi darà la volontà per rialzarmi e ricominciare.
Ad maiora semper

Cordialità Euferr

Racconto Romanzato

Tanti anni fa, deluso per la seconda volta da una storia d’amore, decisi di dedicarmi solo al lavoro lasciandomi a poche distrazioni non impegnative; Musica, amici, viaggi per l’Europa, aggiornamenti professionali e qualche cena con ragazze senza alcun interesse, solo per amicizia. Per un mio dubbio, mi ero messo sotto auto analisi per vedere se avevo un problema io o le altre ragazze con cui avevo condiviso dei bellissimi momenti tanto da chiamarli Amore.

L’analisi difficile e molto critica, e sotto certi aspetti anche severa, non dava alcuna risposta al mio quesito: – come mai non riuscivo ad essere felice e a trovare l’ Amore, o meglio quello che ti fa partire ottimista al mattino, pieno di gioia, per poi farti combattere ogni avversità con il sorriso. Tornare infine alla sera, per poter vivere ancora momenti di intensa passione, condividendo con lei i suoi e i miei momenti?

Passarono gli anni e i capelli diventavano sempre più bianchi, anche se la saggezza aumentava, la solitudine mi dilaniava nel profondo dell’anima. Mi vedevo cambiato fisicamente: gobba, pancetta, rughe disegnate su un volto morto, dermatiti da stress, un vero carciofo.
Tutto questo, mi portò ad un iniziale stato di debolezza emotiva; Era il momento di reagire e di realizzare qualche sogno, e di sogni, ne avevo tanti.
Passando al concreto, mi imposi alcune priorità: una delle prime era di ricaricare l’autostima, poi curare l’aspetto, e ridare al mio fisico una nuova impostazione. Di conseguenza iniziai ad andare in Palestra, decisi di cambiare il mio look. Ma cosa più importante era ridurre il tempo dedicato al lavoro. Dovevo ritrovare il vecchio me, e concedermi più tempo libero, pur rimettendoci dal punto di vista “finanziario”. E così, iniziò una nuova vita: ripresi a studiare una lingua, mi dedicai seriamente a diversi sport. Fu allora che mi accorsi quanto e cosa mi ero perso in tutti questi anni.
Avevo dato tanto agli altri con entusiasmo e amore, senza ricever nulla in cambio. Mi ero prosciugato, e non era più vita.

L’Inaspettato: Un giorno incontrai per strada, una ragazza con cui uscivo dieci anni prima.In quel tempo aveva i capelli corti, ma la riconobbi dal suo sguardo e dal suo sorriso. Lei non mi vide, e anche se mi avesse visto, non mi avrebbe riconosciuto. Era simpatica, bella, ma sopratutto dolcissima. In quel attimo il cuore sussultò per circa 1 secondo. Fu la prima scossa dopo tanti anni. Passò altro tempo, e in un giorno caldo e grigio di una fine estate, la ritrovai in un negozio che si provava un paio di “bruttissime” scarpe.

Non so il perchè, ma si voltò verso di me forse per cercare la commessa, e il suo sguardo si fermò, ebbe un lieve sussulto e una espressione di smarrimento, mentre io rimasi per la seconda volta senza fiato e il mio cuore si fece risentire . D’istinto le chiesi abbassando i miei occhi timidamente:
– Ma.. tu sei Francesca o mi sbaglio? – Si, ma io ti conosco, mio dio, sei Max! Si alzò in piedi, e si diresse claudicante per la mancanza di una scarpa verso di me, e mi diede due baci e un tenero abbraccio. Li il mio cuore era da rottamare…
In quel momento non c’era più il negozio, le scarpe, i muri, la gente c’era solo lei e i suoi occhi. Ci fu un veloce scambio di informazioni e di sorrisi. Era diventata una Mamma e aveva un compagno, e tra una interruzione e un’altra della commessa, ci scambiammo i numeri di telefono, salutandoci con un abbraccio.

Dopo averla salutata, uscii subito dal negozio senza poi aver visto una scarpa, e chi c’era oltre lei. Rimasi muto, interdetto per circa venti minuti poi salendo in macchina, mi risvegliai dal torpore mentale. Come potevo dopo tanti anni provare ancora quella sensazione? Bruciore allo stomaco, raffreddore improvviso…
( Io quando mi emoziono o mangio, mi si congestionano le vie nasali ),sentivo degli sbalzi cardiaci come timpani di una orchestra classica.
Mi calmai comunque dopo un po’, sapendo che era una mamma e aveva un compagno ero fuori da ogni tipo di sogno o pensiero, così tornai a casa felice elettrizzato ma consapevole di restare nel mio vecchio brodo.


Passarono mesi ma non riuscivo a togliermela dalla testa, così presi il telefono e la chiamai.
Pensavo che dalla telefonata non uscisse nulla di buon, e invece inaspettatamente lei fu carina e contenta di sentirmi, tanto da propormi un serata a cena. A cena??? Nemmeno un aperitivo?? Un grosso salto! C’era qualcosa che non tornava…
E infatti la sera della cena si presentò elegante,truccata in modo fine e molto disponibile a riprendere la nostra vecchia amicizia. Mi raccontò di sua figlia di cinque anni e di un compagno, buono disponibile, e molto comprensivo.
Si ma tra le righe, cosa c’era? – Cosa hai detto al tuo compagno questa sera, per essere qui con me, le chiesi? -Che ero qui con te, Max, un vecchio amico; – Ma non è geloso? Le chiesi?

– Niente affatto, mi rispose allungandomi la mano e stringendola tra le sue dita.
Una coppia “diversa” pensai, lui ne deve avere di pelo nello stomaco, io non ci riuscirei.


Notai che i suoi occhi erano persi nel vuoto, e mi parlava come se mi volesse conquistare. Sapeva che avevo una certa debolezza verso di lei, ma così al primo appuntamento dopo tanto, mi sembrava strano. Uscimmo dal ristorante, mi prese la mano inaspettatamente, io francamente ero in forte imbarazzo, stavo male per il suo compagno, ma non feci nulla per togliermi da quel legame. La accompagnai alla macchina, ci salutammo, mi abbracciò e mi diede un bacio sulle labbra. Le chiesi -ma hai dei problemi con il tuo compagno? No va tutto bene, mi disse, -Sai, sei diventato ancora più bello e dolce, ti chiamo io tra qualche giorno. Entrò in macchina e partì. Ero assolutamente attonito, felice dei suoi complimenti ma sconvolto.
Di diverso in lei erano anche dei tatuaggi che si evidenziavano dalle spalle e dal collo, che la rendevano ancora più particolare.

Uscimmo, ancora due volte, nell’ultima mi chiese se potevo portarla a casa mia che voleva vedere come mi ero sistemato. Io accettai, le offrii da bere e da li “in vino veritas”, partirono tutte le risposte alle mie domande che non le ho mai fatto. Quello che mi disse non mi sorprese più di tanto;

Era rimasta incinta dopo un’ anno che frequentava il suo nuovo ragazzo ,circa cinque dopo che ci eravamo lasciati. Si era innamorata del suo compagno, per la sua fisicità, e estrema bontà, ma non era secondo lei molto brillante, sempre molto serio, routinario. Non si sentiva felice, a parte che era il padre di un bellissimo bambino. Mi disse con te mi divertivo sempre eri solare, e mi ascoltavi sempre.

Iniziò a baciarmi e a massaggiarmi fermando il mio cuore, mi lasciai andare. Fu stupendo e non lo dimenticherò mai. Alla fine mi disse devo tornare a casa. -Io ti amo lo sai? Non ho mai smesso, ma nella vita purtroppo si sbaglia, e io non posso tornare indietro. E’stato bellissimo incontrarti e rivivere il nostro passato. Non cambiare mai da come sei. Si mise vicino a me e si fece accarezzare lungo i sui bellissimi tatuaggi. Si addormentò, e io dipinsi nella mia mente quel momento che non sarebbe mai più tornato.

Quando si svegliò, mi disse resteremo buoni amici, non posso tornare con te, lo capisci vero? Io chinai la testa e annuii con il capo, ” Io purtroppo devo sempre capire gli altri, peccato che nessuno capisca me.” – Ok, e così sia ora che ti ho ritrovata almeno come amica non ti voglio più perdere. L’abbracciai teneramente e mentre si rivestiva, la guardavo lasciandomi trafiggere da mille soldati com le loro lancie.

L’accompagnai alla sua macchina, ci salutammo alle 4 del mattino con un lungo bacio.

Oggi , mi chiama almeno una volta al mese e mi chiede di uscire per bere un aperitivo, io come al solito le dico di no, per non distruggere il mio equilibrio, il mio pensiero sull’amore vero, e il sogno che mi ha fatto rivivere. Le ricordo che l’amore è la felicità e la sincerità, sono la linfa della vita. Lei lo sa e lo apprezza, e mi da ragione, e ogni volta cerca di evadere dalla sua prigione, che solocon una vera comprensione e ricerca di se stessa, potrebbe fare. Non penso ci riuscirà mai, ma se solo volesse provarci, io la aiuterei con tutto ma stesso.

Un Beso

Cordialità Euferr

Racconto Romanzato tutti i diritti sono riservati

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LE FARFALLE DI Euferr

DOVREBBE ESSERE SEMPRE OGGI

Dovrebbe essere sempre oggi, le donne sono la parte vitale del mondo, ciò che sostiene l’uomo e la vita, odiarle disprezzarle è un orribile pensiero che dobbiamo curare in chi lo sviluppa, insegnando fin da piccoli nelle scuole cosa è una donna, senza strumentalizzazioni politiche. Anzi quest’ultime non aiutano questa, e tante altre cause.

Nella razza umana che è unica in tutto il Mondo , esistono assasini psicolabili, uomini che declassano l’essere maschio, donne che uccidono i propri compagni, tutti soffrono della stessa malattia. Ma il femminicidio è maggiore. L’Europa quanto se ne occupa? Non servono articoli come questo o trasmissioni pubblicitarie, e spot televisivi. Bisogna curare sin da piccoli l’educazione e il rispetto della razza umana, sopratutto delle donne e dei bambini in tutte le scuole di ordine e grado. Denunciare chi ti maltratta o chi ti perseguita.Non abbiate paura, iniziate a difendervi. Adottare dispositivi elettronici per chi ha denunciato un maltrattamento è una cosa utile, può prevenire il peggio.

Bisogna lavorare su questo, per dire che oggi è la giornata contro il femminicidio, ogni giorno deve essere oggi.

Cordialità Euferr

L’UOMO SENZA BOCCA

Seduto su una sedia di legno posta in un angolo buio di una stanza, cercavo di ricordarmi gli ultimi avvenimenti della mia vita. La camera non era famigliare, non la riconoscevo era fredda e umida, con pareti spoglie e una piccola finestra senza maniglie.

Con  un nodo in gola e una tristezza rassegnata, ero assorto da molti pensieri che si ripetevano in modo continuo e disordinato ; – Ma come sono arrivato fino a questo punto, chi mi ha portato qui, dove ho sbagliato e sopratutto, perchè?

Uno dei giorni più brutti della mia vita purtroppo era arrivato. Dopo un salto nel tempo in cui non sapevo cosa era successo, mi sentivo prigioniero di una fredda paralisi mentale.

Il lavoro ,la famiglia, gli amici tutto era diventato un peso insostenibile, mi mancava respiro e come se non riuscissi più fare niente in quanto annientato da tutto. Mi ricordavo solo un forte amore, per un figlio dolcissimo.

Le fasi di depressione o di auto distruzione non le avevo nemmeno sentite. Non provavo più i sentimenti di solitudine, disperazione, rabbia, paura e non riuscivo a descriverli.

Navigavo nella mia mente alla cieca, senza meta ne amore, la fonte principale della mia vita non esisteva più. Ma perchè non c’era più? Io non mi riconoscevo, non ero più io, ma perchè mi ero trasformato in un essere privo di vita, pur essendo conscio di vivere ?

 

Le dita delle mani passavano più volte in modo osessivo su i miei capelli e sulla mia barba lunga. Forse un gesto auto protettivo,acquisito dall’infanzia, accarezzarsi per ricevere protezione. Sudavo spesso, e il vestito che indossavo sapeva di sporco e di vecchio. Di notte i miei sogni si interrompevano da un rumore metallico. Sogni incredibili, al di là del nulla o della propria vita vissuta. Un salto di dimensione surreale, tale che al risveglio, mi faceva ansimare e tremare; Iniziavo a sedermi sul letto poi a camminare nella stanza piccola ma dal soffitto alto. Durante il giorno, i sogni si ripresentavano come una proiezione nei miei occhi.

Quella sera pioveva forte, e nella casa in cui ero, non era difficile uscire senza permesso. Diventavo ombra nel buio e non lasciavo segni di me, forse perchè ero così trasparente che nessuno si accorgeva più di me.

 

Mi diressi nel giardino della grande casa, che aveva una maestosa fontana stile Vittoriano, mi sedetti sul bordo, lasciandomi accarezzare dalla pioggia fredda. Ascoltavo il suo rumore, leggero e rilassante come una musica che ti emoziona fino a piangere. Poi mi lasciavo cadere indietro dentro la fontana, forse per cercare ciò che avevo perso.

 

 

 

Sotto l’acqua riuscivo a respirare e sentivo un senso di pace mai sentito prima.  Vidi improvvisamente due luci che mi accecarono, mentre due braccia villose mi tirarono su con forza. Senza dirmi nulla mi trascinarono nella mia stanza chiudendola a chiave.

 

 

 

 

 

 

Avevo freddo, tanto freddo, non avevo vestiti da cambiarmi, il materasso era spoglio e pieno di polvere. Mi rifugiai nel mio angolo seduto in terra, tremavo e piangevo senza capire il perchè fossi li.

L’indomani entrò un uomo sulla settantina, con due baffi incurvati verso il mento e un cappello in testa. Le sue labbra non si vedevano, tanto che lo chiamai l’uomo senza bocca”.

Mi chiese se l’esperienza di ieri sera mi era servita  a qualcosa. Gli risposi di no, ma lo avevo fatto per sentirmi meglio.

Dove sono, gli domandai; -Da nessuna parte, sei in un posto senza tempo, non c’è nessuna ora, mese o anno, solo il giorno e la notte, primavera e inverno che si alternano quando vogliono;

  • Chi sono, e perchè mi trovo qui ?;

-Tu sei quello che ha perso tutto, anche la sua strada, ma la tua anima è gelosamente racchiusa in te. Dopo una pausa di silenzio continuò ; – Sei arrivato tu in questo posto, e io sono qui per aiutarti, parlami di te cosa ti ricordi?

  • Non so, non mi ricordo bene, attraversavo un periodo difficile, vedevo la gente diversamente, più cattiva e aggressiva, pronta a farmi e a farsi del male, per qualsiasi ragione. Omicidi senza senso, stupri e violenze su donne ,uomini e animali. Politici che si arricchivano a spese della popolazione, era come un cancro che distruggeva il mondo.

-Ah si, purtroppo è così, e tu non sei riuscito più a resistere a questo cambiamento, a diventare uno di loro?- Sei scappato, o ti sei spento?

Rimasi in silenzio non sapevo rispondere, ma ricominciai a parlare balbettando; – Io davo amore, lo dimostravo in ogni mia azione, ma non ne ricevevo in cambio. Disperato lo elemosinavo, ma sbagliavo. Amici che morivano di malattie incurabili, assistevo impotente all’ aumento della mortilità per tumori e infarti . Ma nessuno faceva niente. Anzi I governi aumentavano le cause note dell’insorgenza, ” l’inquinamento, il cibo, i farmaci”.

Cercavo di scappare, non di resistere, mentre intorno a me tutto si contorceva.  Si spendevano più soldi per andare su un pianeta lontano e polveroso, che per sconfiggere i problemi che distruggevano la vita di tutti gli esseri viventi e del pianeta stesso.

  • E anni fa come andava la tua vita, era sempre così drammatica ? Mi chiese l’uomo senza bocca:

  • “Alcuni anni prima:  La vita era difficile, ma la voglia di lavorare per la propria famiglia era gratificante. Amare una donna meravigliosa che mi donava tutto ciò che un uomo potesse desiderare, comprensione, complicità, affetto, dolcezza, era bellissimo”.

Poi iniziò un periodo scuro della mia vita; – Pochi giorni prima di morire mio padre mi disse che dovevo prepararmi a una lunga e difficile guerra di sopravvivenza e che dovevo proteggere mia madre i figli e il mio futuro.

  • Quindi le tue difficoltà sono iniziate dopo la morte di tuo padre?; – Si, penso di si,  mi ero perso, ma mi ripresi dopo un anno di sofferenze. Diedi protezione e amore a tutti i miei cari, ma solo uno mi amava veramente e mi capiva, mio figlio.

Improvvisamente in modo vivace chiesi;- Mio Figlio dove è, come sta? Chi sono io?

L’uomo senza bocca, mi guardò, poi si alzò dalla sedia e si diresse verso la finestra. – Non lo so, tu sei venuto qui con altre 19 persone che sono come te, soffrono come te. Come avete saputo di questo posto, ricorda qualcosa ?

So che abbiamo viaggiato per tanto tempo e abbiamo visto la pietà di Dio che ci indicava la strada, poi non ricordo più nulla.


– Si di strada ne avete fatta molta, eravate stremati e affamati, uno dopo l’altro siete caduti e svenuti. Vi abbiamo soccorso noi e portato fino a qui. Questo è un posto senza nome e senza tempo come le dicevo, qui si può solo arrivare, ma non partire.

Mi gelai l’ultimo goccio di sangue che mi era rimasto. Allora ero morto, o ero in una dimensione diversa dalla realtà. Un sogno lungo, ma reale.

“Cosa debbo fare; Io,io”. Continuavo a balbettare e iniziai a piangere ; – Devi capire chi sei, poi ci rivedremo.

Si girò ed usci dalla porta senza chiudere a chiave. Pensai che volesse che uscissi per poter rispondere alla sua domanda, e così feci, mi incamminai a piedi nudi verso il bosco alla ricerca di qualcosa. Il panorama era incontaminato, montagne e boschi con i mille colori autunnali e invernali mescolati insieme.

Mi fermai in un posto a meditare vicino a una statua scolpita della Madonna. Ripensavo alle parole dell’uomo senza bocca, ”  qui si arriva ma non si parte più”. Come potevo capire cosa ero, e perchè me ne ero andato via da tutti. Non sapevo darmi una risposta.

Ritornando verso la  grande casa incontrai una persona che non sapevo chi fosse. Ci guardammo a lungo e mi chiese chi fossi, e io come lui, gli domandai la stessa cosa. La risposta era unica ,”non so“, forse era uno dei 19 che era in viaggio con me, ma  anche a questa domanda nessuna risposta.

Era ormai buio, entrai in camera e mi sdraiai sfinito sul polveroso materasso addormentandomi profondamente.

Alle prime luci :

  • ” Signor nessuno, nessuno, svegliati !” Scuotendomi una persona mi svegliò, è ora di sapere! Mi alzai con il cuore in gola e vidi seduto davanti a me l’uomo senza bocca, serio e impassibile.

-Dormito bene?

Ma non saprei mi sento stanco e confuso.

-Ha capito qualcosa nel suo giro? –“No, francamente no, sono solo spaventato e disperato.

-Ora ci penso io a farle capire, vuole un bicchiere d’acqua? –” Si grazie”;

-Mi guardò a lungo negli occhi e mi disse: tu sei qui perchè da dove vieni sei in “Coma”, per un grave Ictus cerebrale. Al tuo fianco c’è tuo figlio che è disperato, tua figlia è a casa con tua moglie, che stanno preparando il tuo funerale. Ti sei ammalato perchè eri troppo stressato e lavoravi dalla mattina alla sera senza avere più soddisfazioni dalla vita ma solo umiliazioni.

  • Ora ti porto nel bosco, vieni con me e seguimi. Percorremmo una strada lunga e tortuosa in mezzo a una fitta boscaglia.

 

-Vedi tutti questi alberi? Sono vivi ma erano come tu sei ora. Ti ricordi di quella persona che hai incontrato qui prima del giorno ? E’ qui ora, ha deciso che non riusciva più a vivere, dopo che gli ho detto chi era e di  che cosa soffriva.

Guardai in basso e vidi l’uomo che si trasformava sotto i miei occhi :

-Allora anche io mi fermo qui? L’uomo senza bocca diventò rosso, e mi disse; – non è detto, tu hai voglia di resistere e te la senti di ricominciare da capo, lottare contro la malattia con una grave invalidità, e la cattiveria delle persone per restare ancora con i tuoi cari?- Ricordati Non devi avere mai Paura!

Senza esitare  risposi-Si certo, voglio rivedere mio figlio, lo voglio abbracciare e stare con la mia famiglia ancora.

 

-Come ti ho detto da qui non si riparte, ma non ti ho detto che si può ricuperare il tempo perso, che sulla terra è fondamentale. Ci rivedremo qui quando sarà il tuo momento per essere parte del bosco. Forse ti ricorderai di me e racconterai questa storia in sogno a tuo figlio.  Toccandomi su una spalla disse – Arrivederci, Nessuno!

In quel momento mi spensi, e non so per quanto. Mi risvegliai in un letto di una rianimazione con mio figlio che mi accarezzava dolcemente la fronte e i capelli.

“Rimasi emiplegico e senza parola per un anno, poi ripresi a camminare, vidi i miei figli laurearsi e sposarsi.” Dopo dieci anni un infarto mi riportò, dall’uomo senza bocca che  mi abbracciò e salutò per ultima volta con le sembianze umane. Mi disse: -Qui pianterò tutta la tua famiglia ora potrai stare vicino a tuo padre e a tua madre. Grazie per non aver mollato e combattuto quando non riuscivi più a farcela, sei e resterai un esempio: nella vita bisogna sempre combattere, nonostante si sappia di aver perso .

Cordialità Euferr.

 

” Da una storia vera raccontata dopo un post coma definito irreversibile, e confermato dal figlio in un sogno dopo 17 anni dalla morte del padre.”

 

Licenza Creative Commons
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