IL PAZZO

il pazzoUna sera di Ottobre andai ad accompagnare un amico al pronto soccorso dell’ospedale locale. A parte il mio amico che fu, dopo una prima visita preliminare al banco del Triage, lasciato in sala d’aspetto, vedevo e sentivo cose irrazionali. Io non sono quel che si dice     “un uomo normale”, tuttalpiù sono un asociale per scelta, libero di pensiero, da greggi politici e sindacali. Per questo considerato come uno strano e bizzarro personaggio, da abbandonare al suo destino. Invidiabile posizione la mia, a dire dei più saggi; Una vergognosa reputazione, una posizione scomoda e imbarazzante per altri.

La mia vita, le mie idee, non le baratto con nessuna ideologia di gruppo, il mio pensiero deve rimanere puro e libero. Il pazzo forse non è così pazzo come si dice, ma è l’antitesi di un sistema da anni in declino.

 

~ Ero seduto a fianco del mio amico sofferente, in una fredda sala d’attesa. Verso sinistra, su una sedia a rotelle, c’era un anziano lasciato davanti alla porta d’ingresso in balia delle correnti d’aria con una flebo finita e penzolante sulla sua testa.Nessun parente lo accompagnava. Lo sguardo perso e il volto triste presentavano la sua solitudine. Passò il tempo e nessuno gli staccò la flebo, sempre fermo li, in compagnia di un fastidioso movimento delle porte automatiche. Dietro di noi un ragazzo magrebino che parlava al telefono da dieci minuti, rideva di gusto ad alta voce, apparentemente sano, pensai che fosse un accompagnatore. Dopo trenta minuti in cui non aveva mai cessato di parlare al telefono, venne chiamato in un ambulatorio per la visita. Mi chiesi quale fosse l’urgenza in una persona che aveva  starnazzato fino a quel momento.

Davanti a noi una donna molto influenzata, con tosse e un eloquio volgare contro tutti gli infermieri e medici. Oltre a spargere i suoi germi per la sala lasciava un olezzo maleodorante che complicava l’attesa dei malcapitati. Il tempo passava lentamente, e tra nuovi arrivi e litigi al Triage il mio amico peggiorava.

Una famiglia composta da padre e madre con un bambino di tre anni, erano arrivati per dei puntini sospetti sul braccio destro del figlio. Durante il colloquio, una fatale distrazione e il bambino andò verso la macchinetta erogatrice del caffè, mentre un ignaro signore aspettava la “fine riempimento del bicchierino”. Con una velocità degna di Flash Gordon il piccolo mise la mano sotto lo sportellino ustionandosi la manina destra. Ora un motivo serio per stare in pronto soccorso lo avevano. Alla nostra destra un signore entrato per un prurito insopportabile in una gamba, amico di un infermiere in servizio, fu servito e riverito come un nobile a corte. Mentre l’anziano vecchietto ormai dimenticato tra la porta d’ingresso e il bagno uomini restava impassibile; Nessun segno di nervosismo, solo rassegnazione, un vuoto dentro, come la sua flebo.

L’unico caso degno di nota era una ragazza adolescente, che causa una delusione d’amore aveva deciso di imbottirsi di ansiolitici e antidepressivi della madre. Quest’ultima aveva bisogno di un aiuto e noi per lei.

Dopo un paio d’ore il mio amico venne chiamato in visita ambulatoriale. Mentre aspettavo arrivò un ubriaco scortato dai carabinieri il quale con movimenti bruschi in meno di 1 minuto ruppe due cartelli e rovesciò un posacenere pieno di carta. Volo’ anche una spillatrice sfiorando il vecchietto impassibile e fossilizzato. Mi portai le mani sul volto in segno di stanchezza facendole scivolare dietro ai capelli, appoggiai i gomiti sulle ginocchia e guardai in basso. Un piccolo scarafaggio mi passava tra le scarpe, lo seguii con lo sguardo per vedere dove andava. Si fermò davanti alla macchinetta che erogava merendine plastificate. Proseguì dietro l’angolo e si infilò in una fessura della parete.

Dopo pochi minuti Il mio amico tornò dalla visita, era la sua ennesima colica renale… Siamo entrati alle 18,05 e siamo usciti alle 3,00 del mattino. Ho visto cose per cui valeva la pena essere visitati e altre ( la maggior parte) che erano banali, tanto da rallentare il lavoro dei sanitari. Il livello di insoddisfazione era alto da parte dei pazienti, i quali non si rendevano conto della banalità per cui erano lì. A loro dire sembrava una cosa grave e da curare immediatamente. Ma un episodio per cui penso di essere considerato, “il pazzo” è stato quando il Team di urgenza ha dovuto lasciare il pronto soccorso per un codice rosso, (serio pericolo di morte). Tre pazienti in attesa con codice bianco, si alzarono e manifestando a voce alta con urla e insulti il personale “, inscenarono un loro peggioramento, degni di una sceneggiata del compianto Mario Merola -” siamo da un’ora qui e nessuno ci visita, fate schifo!!!!”.

Credo, che queste persone sane, a differenza di me, povero pazzo, non abbiano capito nulla del valore della vita. Di cosa possa essere la vera sofferenza, e quale collocazione dare alla propria dignità . L’anziano seduto e sofferente , poteva essere per loro una lezione di vita,un esempio, ma non fu visto nemmeno da loro.

Comincio a credere che se in una “cellula” come questo pronto soccorso, il genere umano, non si accorga di come è cambiato, di come l’ignoranza e la maleducazione siano predominanti in loro, in un corpo come il Mondo ci sia una grave malattia. L’indifferenza verso il prossimo, e l’inconsapevole autodistruzione, sono la prefazione di una guerra tra i popoli. Solo la morte , la fame, e le malattie, faranno ritornare l’essere umano a come dovrebbe essere. Ma succede sempre dopo ogni guerra, una carestia, una malattia. Perchè queste cose ti fanno pensare, il dolore, la disperazione ti fanno ragionare.Ti isoli e pensi dentro al tuo io. Come un Pazzo.

Ci confermiamo, come la storia ci ricorda, l’essere predominante sulla terra, senza alcun rispetto per la propria vita ne su quella degli altri. Pessimo abitante del pianeta, per la sua lenta e inesorabile distruzione.

Ma in fondo le mie sono parole al vento, tipiche della mia pazzia, che ha colto in parte solo una piccola visione del nostro modo di essere.

Cordialità euferr

 

2 commenti su “IL PAZZO

  1. No, amico mio. Non sei un pazzo né una goccia nel mare.
    Sono le gocce come te che toccano le migliori corde e che determinano l’intervento o no.
    Sottoscrivo le tue parole ad una ad una.
    Senza digressioni.
    Mi dissero un giorno che “cambiare modo do vota, opinioni” è sinonimo di profonda intelligenza.
    Beh, mi rifiuto di credere di essere diventato “profondamente” intelligente, ma sapessi che cambiamenti …
    Un abbraccio con stima.
    Ciao

    Ninni

  2. Milord, grazie delle belle parole.Vedo che l’orario in cui scrivi è scevro da disturbatori. In altri termini un vero Paradiso, dove chi pensa è solo con il Mondo, e questo è in compagnia dell’Universo. Il momento giusto per scrivere.
    Un caro saluto
    Euferr

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